Le cause di danno all’Impresa – Danneggiamento a beni strumentali (Art. n. 2)

1024 682 Clemente Fargion Consulting

Le cause di danno all’Impresa

Abbiamo visto, nell’articolo IL DANNO RIDEFINITO NELL’OTTICA DELL’IMPRENDITORE (Art. n. 1), che i pregiudizi ai conti dell’impresa possono derivare, a seconda dei casi dalle cause riportate nel seguente elenco che funge da indice progressivo:

Le cause di danno all’Impresa – danneggiamento a beni strumentali

Nella pratica assicurativa tradizionale, il danno, tanto ai beni immobiliari, quanto ai beni strumentali viene generalmente classificato in due categorie: suscettibile o non suscettibile di riparazione, sottintendendo che fra le due ipotesi sia preferibile quella che minimizza l’esborso dell’assicuratore.
L’imprenditore che voglia ragionare in autonomia, mettendo al primo posto il conseguimento dei suoi interessi, dovrà mettere a confronto numerosi dati, informazioni e parametri, per dare completezza alla sua analisi e si renderà conto che, almeno per quanto riguarda i beni strumentali, ai fini della salvaguardia del suo interesse, il confronto fra costo della riparazione e prezzo del bene nuovo non entra nemmeno in gioco!!

Vediamo come si calcola il danno nel dettaglio

Quando un bene strumentale come, ad esempio, un macchinario di produzione subisce un danneggiamento, l’impresa perde all’istante il suo valore, al netto però del valore residuo del rottame che ne rimane. Chiameremo questo crollo di valore patrimoniale danno primario.
In sequenza cronologica, si verificano dei costi e delle spese che vanno ad aggiungersi al conteggio del danno, così come dei movimenti di segno opposto, che si detraggono.
Come vedremo fra poco, la situazione è radicalmente diversa tra il caso in cui il bene venga riparato e il caso in cui venga sostituito dal nuovo.
L’analisi che segue, sarà condotta separatamente per le due ipotesi, ma in chiave di fornire una guida alla scelta sulla soluzione da adottare, in base alla convenienza per l’impresa.

Convenienza della riparazione: da cosa dipende

Premesso che i beni strumentali comprendono i macchinari di produzione, ma anche attrezzature fisse non aventi funzioni produttive, per queste ultime, la scelta tra riparazione e sostituzione è esclusivamente basata su un confronto economico.
Per i macchinari di produzione, la scelta fra riparazione e sostituzione, che non è solo economica, ma anche di opportunità, anche la sola parte economica della valutazione è molto più complessa ed articolata.

Relativamente ad un macchinario di produzione, la sostituzione del bene danneggiato con il nuovo è tanto più preferibile alla riparazione, quanto maggiore è la vetustà del bene che si è danneggiato, per una serie di motivi fra i quali riportiamo i più significativi:

  1. un macchinario vecchio può presentare la difficoltà di reperimento dei pezzi di ricambio e questo allungherebbe i tempi di ripristino della integrità materiale e funzionale del bene che si è danneggiato e se il fermo di quel macchinario costituisse una criticità per il processo produttivo, ai costi di ripristino dovremo aggiungere le perdite economiche da interruzione di attività;
  2. i costi di manutenzione di un  macchinario sono in continuo aumento nel corso della sua vita utile operativa. Se ci limitiamo a fare un bilancio dei 3-5 anni successivi, nell’ipotesi della riparazione, avremmo dei costi di manutenzione molto più alti di quelli del macchinario nuovo sostitutivo;
  3. un intervento di riparazione su un macchinario danneggiato potrebbe non essere in grado di riportare il macchinario stesso alle condizioni di funzionalità, rendimento e sicurezza pari a quelle di cui godeva  prima di danneggiarsi e questa condizione di recupero parziale, è tanto più frequente quanto maggiore è l’età del macchinario.

Vediamo nella pratica come si sviluppa e come si calcola il danno conseguente al danneggiamento di un macchinario della linea produttiva:

Sul piano patrimoniale abbiamo solo due movimenti:

  1. Crollo del valore patrimoniale a causa del sinistro (-)
  2. Recupero, grazie alla riparazione, della quota di valore erosa dal sinistro o di una sua parte (+)

Come movimenti da conto economico, avremo:

  • La spesa sostenuta per la riparazione (-)
  • La perdita economica relativa ai giorni di fermo impianto necessari al reperimento dei pezzi di ricambio e alla esecuzione delle operazioni di riparazione (-)
  • L’indennizzo assicurativo

Il saldo finale del danno sarà dato dal saldo dei movimenti di conto economico, sommato algebricamente (quindi, se col segno negativo, verrà sottratto) al saldo in conto patrimonio. Viste le voci in gioco, si presume un saldo finale negativo. Potrebbe non esserlo, se l’impresa fosse assicurata anche sulle perdite economiche da interruzione di attività. Ma sappiamo che la diffusione di questo contratto è così scarsa da togliergli la rappresentatività in un esempio di scuola.

Se da un lato è vero che entrano in gioco altri fattori, quali

  1. l’anticipazione del pensionamento del macchinario e la conseguente anticipazione dell’acquisto del nuovo, come da piano di avvicendamento dei macchinari
  2. i maggiori costi di manutenzione negli anni residui dopo la riparazione

Tuttavia, oltre alla oggettiva difficoltà a conteggiare queste componenti economiche, va considerato che il confronto tra costo della riparazione e quota patrimoniale da recuperare, e in seconda battuta, i tempi per reperire i pezzi di ricambio, prevalgono concettualmente su tutto il resto.

Convenienza della sostituzione: da cosa dipende

Da un punto di vista strategico, la sostituzione con il nuovo è quasi sempre la scelta vincente, mentre ci sono casi in cui anche la riparazione si rivela una soluzione accettabile, ma non sarà mai preferibile, tranne i casi in cui il macchinario danneggiato fosse nuovo o al massimo di tre anni di vita.

Con l’acquisto del nuovo, in presenza di assicurazione, il saldo contabile del sinistro è quasi sempre un utile.

L’unico aspetto che può giocare contro sarebbe il tempo richiesto per la fornitura e l’installazione, ma questo non è mai un parametro fisso, perché si può ovviare cambiando modello o fornitore.

È importante che l’imprenditore adotti una visione economica integrata del rischio, capace di svincolarsi dalla logica assicurativa e impari a leggere il danno come un fenomeno economico complesso, che coinvolge valore, tempo e produttività. Questo gli consentirà di scegliere in difesa del suo interesse, ed a protezione del percorso che porta a centrare i suoi obiettivi.