La modalità assicurativa con la quale viene calcolato un danno tiene conto di un solo fattore: il costo per il ripristino dell’ordine delle cose perturbato dall’evento dannoso.
Questa definizione si può adattare a tutti i rami, con l’eccezione del ramo vita, che per definizione non si occupa di danni, ma anche del ramo infortuni, in cui lo scopo non è chiaramente quello di ripristinare allo stato funzionale originale ciò che il sinistro abbia parzialmente o totalmente compromesso. Nel caso della polizza infortuni quello che viene pagato in caso di morte o di invalidità permanente è una somma che ricalca la modalità rifusiva dell’equo indennizzo deliberato dal giudice. Inoltre la definizione data, potrebbe non corrispondere in quei casi in cui l’indennizzo assicurativo non compensa una perdita ma un mancato introito.
La visione imprenditoriale non può limitarsi al significato che le assicurazioni attribuiscono al danno. Perché l’imprenditore ha davanti a sé un’attività di business, i cui dati sono registrati in un bilancio.
Sappiamo che due elementi dominanti nel bilancio societario sono i ricavi per vendita e il costo della produzione. Il saldo fra queste due voci dominanti mi dà il risultato della cosiddetta gestione caratteristica.
Il risultato finale del bilancio tiene conto anche delle componenti patrimoniali, degli accantonamenti, degli ammortamenti dei cespiti, dei costi indiretti, degli oneri finanziari e degli oneri fiscali, fino ad arrivare ad un risultato finale.
La consulenza prestata da clementefargionconsulting.com, mira a valutare il danno nell’ottica dell’impresa, ovvero includendo tutte le conseguenze dirette ed indirette di un accadimento dannoso, fino a determinare cosa sia cambiato nei numeri di chiusura del bilancio a causa della perdita determinatasi a monte.
Ma i numeri di un bilancio sono il risultato dell’andamento del business e dei suoi costi diretti e indiretti, che sono noti a consuntivo, ovvero non prima che l’anno sia giunto al termine. Pertanto al momento del danno viene a mancare il dato di riferimento che proverrà dai numeri del bilancio consuntivo, rispetto al quale calcolare cosa si sarà perso a causa del danno verificatosi.
Per risolvere il problema dobbiamo necessariamente fare riferimento al bilancio preventivo che assomma i budget di costi e ricavi.
Questo significa che se un danno capitasse nel mese di marzo, ma nei mesi tra aprile e dicembre vi fosse una impennata delle vendite che va oltre le migliori previsioni, può anche accadere che il danno economico misurato al momento del suo verificarsi, sia in tutto o in parte riassorbito, o addirittura sopravanzato dai margini di turn over extra budget. In quel caso il danno sarebbe cancellato dall’economia d’impresa.
È chiaro che si può affermare che, non essendoci alcuna attinenza sul piano causa/effetto tra la perdita cagionata dal danno, e l’impennata delle vendite, in assenza del danno le cose sarebbero potute andare meglio di come sono andate realmente e questa considerazione può rendere indelebile il danno in sé.
Tuttavia io suggerirei di ragionare in questo modo: s’era fatto un budget di costi e di ricavi. C’è stato un danno, ma ciò nonostante, il consuntivo ha superato il budget. Quindi non possiamo negare che il danno ci sia stato, ma possiamo certamente affermare che il danno non ha inciso sul risultato di bilancio.
È chiaro che se il danno avesse avuto un impatto economico devastante, come potrebbe capitare in caso di terremoto, od altro evento idro-geologico, è presumibile che non solo il business nella restante parte dell’anno porti dei correttivi che cancellano gli effetti del danno, ma potrebbe generarsi anche una conseguenza pesante dovuta alla difficoltà a riprendere l’attività nel medio breve, trovandosi persino alle porte del default finanziario.
