DANNO E RISCHIO: QUALE SIGNIFICATO? Un tema trattato dall’opera quando l’autore dell’inganno è l’ingannato

1024 735 Clemente Fargion Consulting

Si dice in giro, in tono più risentito che scherzoso, che le Assicurazioni parlano l’assicurese.
La Assicurazioni quando fanno uso di terminologie appartenenti ad altre discipline lo fanno in modo inappropiato e poco consapevole. Ciò nonostante hanno saputo imporre un loro idioma, costruito anche sulle parole usate impropriamente, al punto da rendere difficile scrollarselo di dosso.
Quest’oggi ci soffermiamo su due termini fondamentali dell’attività assicurativa: IL DANNO E IL RISCHIO.

Portando allo scoperto questi l’accezione assicurativa di questi due termini, e mettendoli a confronto con il significato che devono avere per l’impresa, abbiamo scoperto la storia di un inganno, che avviene però sotto la regia dell’ingannato.

IL VERO VOLTO DELL’ATTIVITÀ ASSICURATIVA.

Prima di affrontare questo argomento, è opportuno fare una premessa che, magari dice ovvietà, ma è bene fare chiarezza.

UNA PRECISAZIONE DOVEROSA

Qualsiasi attività commerciale è esercitata da chi ne è titolare, con lo scopo di trarne profitto, cosa peraltro perfettamente legittima, e certamente conosciuta ai più.
In tutti i settori di attività, al di fuori di quello assicurativo, l’acquisto di beni o servizi è il frutto dell’incontro tra venditore e acquirente che trovano un punto di condivisione dei rispettivi interessi.
L’attività assicurativa non ha acquirenti spontanei: o sono obbligati per legge, come nel caso dell’auto, o vengono persuasi con una azione persuasiva dei venditori.
Va da sé che, mancando, da parte del potenziale consumatore, l’intenzione di acquistare, automaticamente manca il fattore di scelta. Pertanto  lascia il campo libero all’Assicuratore di fare il proprio interesse, inevitabilmente senza lasciare spazio all’acquirente di esercitare il contrappeso del proprio.

Lo ripetiamo, affinchè non sfugga alla vostra attenzione. Il rapporto assicurato/assicuratore non sarebbe così sbilanciato se il pubblico dell’utenza imparasse ad usare lo strumento assicurativo a proprio vantaggio, perché il modo c’è, ma è sconosciuto non perché l’assicuratore lo nasconda, ma perché è all’utente che non interessa trovarlo.

L’attività assicurativa apparentemente si occupa dei rischi dei suoi assicurati, ma in realtà scommette ogni anno sulla previsione che l’anno trascorrerà senza dover pagare un sinistro. Lo fa per trarre profitto dalla raccolta dei premi, confidando nel fatto che gli esborsi per i sinistri occorsi nell’anno non superi la raccolta, anzi, non superi il 70% della raccolta. Questa attività viene svolta per compartimenti stagni, ciascuno dei quali gestisce una sua contabilità in relazione alla tipologia di evento garantito.

LA CLASSIFICAZIONE DEI DANNI SECONDO L’ASSICURATORE

I comparti principali sono:

  1. I danni materiali alle cose
  2. Le perdite pecuniarie
  3. La responsabilità civile in varie sfaccettature
  4. Gli infortuni
  5. Le spese mediche e ospedaliere
  6. Le fidejussioni

LA DEFINIZIONE DI RISCHIO NELL’OTTICA DELL’ASSICURATORE

Il rischio, stranamente, non è mai veramente definito nell’ambito dei testi dei contratti assicurativi, ma la parola rischio è usata con almeno tre accezioni.
Tutte e tre le accezioni lasciano intravvedere che nella logica assicurativa non è l’assicurato che rischia di subire il danno, ma è l’assicuratore che rischia di doverlo rifondere a proprie spese, andando così ad aggravare il carico che la massa di premi raccolti deve reggere.

Definire cosa sia il rischio in ottica assicurativa è un compito lasciato all’intuizione dell’assicurato, ma lo si può definire con quanto l’Assicuratore sarà chiamato a sborsare in ciascun caso per tenere indenne l’assicurato.

Occorre spostare il punto di vista dall’ Assicuratore su quello non dell’ Assicurato, (altrimenti si ricade nell’equivoco), ma dell’imprenditore.

Definendo Assicurato la controparte dell’Assicuratore, idealmente limitiamo il suo ruolo e i suoi interessi al periodo di validità della polizza, mentre chiamandolo Imprenditore lo svincoliamo da ogni rapporto.

LA CLASSIFICAZIONE DEI DANNI (SECONDO L’IMPRENDITORE)

Nell’ottica dell’imprenditore al danno possiamo assegnare un significato contabile, monetizzandone il valore:

  1. Il danno dell’incendio non è la bruciatura delle cose toccate dalle fiamme, è il costo che dobbiamo sostenere per ripristinare l’ordine delle cose scombussolato dall’evento, sommato ad eventuali perdite di fatturato o di mercato conseguenti.
  2. Il danno che per nostra responsabilità cagioniamo a terzi non è quello che i terzi subiscono, ma l’esborso che siamo chiamati a sostenere per rifondere il terzo del danno che a causa nostra ha patito

L’elenco potrebbe continuare, ma ci fermiamo qui.

IL CONCETTO DI RISCHIO NELL’OTTICA DELL’IMPRENDITORE

Vediamo di ridefinire il concetto di rischio e lo riscopriamo entrando nel merito del rischio d’impresa. Non è un caso che questa materia, rimasta incontaminata dall’influenza assicurativa, abbia conservato il significato che le parole chiave hanno nell’ottica dell’imprenditore.

Per questo, grazie a Clemente Fargion Consulting, al rischio viene restituito il significato che gli compete nel contesto imprenditoriale. Il rischio diventa uno solo: quello del default finanziario o fallimento.

Osserviamo una curiosità che c’è da scommettere che non l’ha notata nessuno prima.

Il contratto assicurativo parla la lingua dell’Assicuratore, considera gli eventi e le circostanze positive o negative in ragione della misura dell’esborso che la loro attività, presto o tardi li costringerà a sostenere. Perciò dà ad ogni cosa un significato volto a giustificare la difesa che egli conduce a proprio favore.
Perciò egli inconsciamente ci insegna come dobbiamo comportarci in una logica ruotante attorno a noi ed ai nostri interessi.

In quest’ottica occorre attivarsi per rendere più difficile il verificarsi di eventi che possano provocare danno, ma soprattutto se hanno i requisiti per innescare un effetto domino che possa portare l’impresa sulla china finale che conduce al default.