Il danno all’Impresa nelle sue varie tipologie – Errori, omissioni ed altre gravi leggerezze del personale (Art n. 10)

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Le cause di danno all’Impresa

Abbiamo visto, nell’articolo IL DANNO RIDEFINITO NELL’OTTICA DELL’IMPRENDITORE (leggi Articolo n.1), che trattava in generale del danno dal punto di vista dell’imprenditore che il danno patrimoniale all’impresa può derivare da innumerevoli cause, che elenchiamo qui di seguito, evidenziando il tema dell’articolo in corso:

Analizziamo  questo decimo punto:

Con questo articolo concludiamo la serie degli articoli numerati in quanto dedicati alle diverse modalità nelle quali l’Impresa può subire danni economici o patrimoniali.
Qui entriamo davvero in un campo inesplorato, un campo che prende il largo da quel piccolo mondo antico in cui il danno è competenza dell’assicuratore, il quale se ne fa carico economicamente, a misura della sua convenienza, lasciando credere all’utente che il danno sia quello suo e che lui, assicuratore, se ne fa garante a norma di polizza.

Avendo definito il danno in chiave contabile e bilancistica, una perdita che esuli dal quotidiano susseguirsi di entrate ed uscite, ha sempre gli stessi effetti deleteri sul risultato di bilancio, sia che a provocarla sia stato un incidente, un evento esterno o una inadempienza amministrativa, o infine da un difetto di comunicazione tra le funzioni.
Sono talmente tanti ed eterogenei i casi possibili che è impensabile poterli compendiare in queste pagine.

Tuttavia, possiamo fare una distinzione dottrinale tra quelle che potremmo chiamare cause sistemiche e le cause occasionali.
Vediamo di cosa si tratta.

Cause sistemiche:

Chiamiamo così quei fattori organizzativi che non possono dirsi mai causa diretta di un danno, tuttavia presentano delle imperfezioni o carenze negli aspetti gestionali, tali da poter dire che continuando a gestire le cose in tal modo, prima o poi, il danno arriva.

Posto che in questo momento ci stiamo occupando dei danni subiti dall’impresa a causa di fatti che si verificano al suo interno, potremmo dire che esiste più che una analogia tra le cause sistemiche delle quali stiamo parlando, e la casistica menzionata nell’articolo dedicato all’insorgenza dell’obbligo risarcitorio (Articolo Nr. 7) per illustrare la responsabilità oggettiva, facendo attenzione a non dimenticare che in quell’articolo si parlava di danni cagionati a terzi, mentre qui si parla dei danni propri dell’impresa.

Alcuni esempi particolarmente significativi sono:

  • una manutenzione delle macchine di produzione e degli impianti generali (soprattutto l’impianto elettrico) non programmata, ma affidata ad interventi specifici messi in atto quando si presenta un problema tecnico;
  • un controllo solo occasionale delle materie prime in entrata
    l’assenza di un controllo sistematico sulla qualità e sulla buona esecuzione del prodotto finito
  • una distribuzione approssimativa dei compiti, senza una policy societaria che stabilisca rigorosamente chi fa cosa e quando
  • la mancanza del controllo di gestione nella contabilità quotidiana

La mancanza del controllo di gestione, che consente di esercitare in continuo il controllo delle entrate e delle uscite, ma anche dell’indebitamento corrente, può generare, nel breve, o nel medio periodo, uno scostamento anche importante dall’equilibrio fra entrate e uscite, e quando la cosa si rende evidente, può essere troppo tardi per intervenire, soprattutto se si è innescata la catena consequenziale.

Per fare un paragone di immediata comprensione, un motociclista che circola sul suo mezzo privo di casco di protezione, se avesse un incidente non si potrebbe dire che esso sia stato causato dalla mancanza del casco di protezione, ma la mancanza del casco ha fatto sì che le conseguenze di un incidente fossero gravi.
Accanto alle cause sistemiche vi possono essere quelle occasionali, in cui l’addetto ad una determinata operazione, come può essere la messa in sicurezza di un macchinario prima di accenderlo ed affidarlo all’operatore, venga omessa per una incomprensibile disattenzione da parte di chi aveva il compito di farlo.

Un altro esempio può essere il mancato azionamento del freno di sicurezza su un carrello elevatore che si trovi all’inizio di un tratto di terreno leggermente scosceso, prima di scendere dalla postazione di manovra.

NOTA AGGIUNTIVA

Abbiamo ritenuto di fare cosa gradita, o quantomeno che qualcuno di voi che ci leggete, troverà un utile compendio a quanto esposto nel presente articolo. Ci ricolleghiamo all’elenco delle possibili cause sistemiche, descrivendo nel dettaglio come la disattenzione che c’è a monte diventa la causa originante di situazioni critiche anche piuttosto difficili da gestire.

Il caso della carente manutenzione dell’impianto elettrico generale dello stabilimento.

Per chi non lo sapesse, i cavi elettrici sono costituiti da un fascio di fili di rame purissimo, in quanto questo materiale ha la proprietà di lasciarsi attraversare in senso longitudinale, da particelle elettroniche, che costituiscono quella che in gergo profano è denominata la corrente elettrica, senza opporre una resistenza apprezzabile.

Un materiale che opponesse resistenza allo scorrimento dell’energia elettrica la disperderebbe sul posto come energia termica, quindi calore intenso. E questo è il fenomeno che avviene nei filamenti interni di una lampadina, oppure in quelle strisce che assumono la luminescenza della brace e che costituiscono gli elementi riscaldanti di una stufa elettrica.

La proprietà di lasciar scorrere l’energia elettrica, che in gergo tecnico è denominata conducibilità elettrica, fa sì che l’energia elettrica erogata dagli opportuni dispositivi, arrivi integra a destinazione, con un livello di dispersione trascurabile. Ma più che di destinazione, parola che evoca un punto fermo di arrivo in cui il viaggio ha termine, sarebbe opportuno parlare di transito.

Quindi diremo che un materiale dotato di una buona conducibilità elettrica, consente di raggiungere una serie di dispositivi alimentati ad energia elettrica (provate solo a pensare quanti macchinari, impianti ed enti accessori, nell’ambito di uno stabilimento industriale, funzionano con l’energia elettrica) con una minima dispersione.

Infatti, ogni eccesso di dispersione si traduce inevitabilmente in energia che per l’impresa ha comunque un costo, dal momento che è stata di fatto consumata, senza essere utilizzata. Un po’ come accade con l’acqua fuoriuscita da un rubinetto distrattamente lasciato aperto.

Ma il fatto che i cavi elettrici siano fatti di questo materiale ad alta conducibilità, è all’origine di un problema, peraltro già risolto molti anni or sono.

Se si installasse una rete di cavi fatti solo con la treccia di fili di rame, senza una opportuna protezione, l’energia elettrica che scorre lungo lo sviluppo dei cavi, troverebbe sfogo in innumerevoli punti in cui materiali con buona conducibilità potrebbero distrarre una parte dell’energia in transito, provocando così dei focolai spontanei dei quali si perderebbe il controllo.

Per questa ragione, i fasci di fili di rame vengono rivestiti con materiale isolante, che comunemente è una materia plastica, il quale evita le fuoriuscite di scintille così l’ambiente rimane salvaguardato.

Il rivestimento in materia plastica è però degradabile, e può, dopo un certo numero di anni di esercizio, perdere in qualche punto la sua proprietà isolante ed allora, a quel punto, sarà come non avere alcuna protezione.

Poiché questo fenomeno di degrado, seppur localizzato, può manifestarsi in qualunque punto dello sviluppo del cablaggio, se non si eseguono delle ispezioni programmate e tenute in una agenda a disposizione di tutto il personale coinvolto nella questione, ed in particolare dei responsabili di reparto, può accadere che da un punto di lacerazione del rivestimento del cavo elettrico, non ultimo, a causa della presenza di roditori (topi e ratti) in stabilimento è estremamente importante che vengano effettuate delle ispezioni programmate secondo un calendario che non lasci inosservato alcun punto del cablaggio elettrico, per più di 180 giorni.

Ogni perdita di efficacia localizzata della capacità isolante del rivestimento isolante dei cavi elettrici verrebbe rilevata e riparata prima che una dispersione di energia elettrica in transito continuo, possa innescare una scintilla che a sua volta può accendere un piccolo focolaio, che in assenza di sorveglianza, può ingrandirsi abbastanza da diventare un incendio serio, con tutte le conseguenze a cui l’effetto domino può portare fino alle conseguenze estreme del default finanziario.

Tutto questo per non aver posto la giusta attenzione al momento opportuno.
Vi sono disattenzioni che possono generare perdite economiche ingenti anche senza danneggiare i beni materiali dell’impresa. Ma per l’illustrazione di casi di questo tipo dovremmo dilungarci non poco, estendendo in modo inopportuno un articolo già di per sé non breve.

Pertanto ci fermiamo qui. Per qualsiasi ulteriore approfondimento, prendete contatto con noi e saremo a vostra disposizione.