Le cause di danno all’Impresa
Abbiamo visto, nell’articolo “IL DANNO RIDEFINITO NELL’OTTICA DELL’IMPRENDITORE (leggi Articolo n.1)”, che trattava in generale del danno dal punto di vista dell’imprenditore che il danno patrimoniale all’impresa può derivare da innumerevoli cause, che elenchiamo qui di seguito, evidenziando il tema dell’articolo in corso:
- danneggiamenti di beni strumentali (Articolo n.2)
- danneggiamenti di beni immobili (Articolo n. 3)
- danneggiamenti di merci (Articolo n. 4)
- danneggiamenti a merci in movimento (Articolo n.5)
- interruzioni dell’attività produttiva (Articolo n. 6)
- insorgenza di un obbligo risarcitorio per danni subìti da terzi dei quali rispondiamo per legge (Art. 7)
- mancato rispetto delle scadenze di pagamenti attesi da terzi (per lo più clienti) (Art. 8)
- cyber attacchi ed altre azioni di hackers al sistema informatico dell’impresa (Art. 9)
- errori, omissioni e altre gravi leggerezze commesse dal personale dipendente (Art. 10)
Analizziamo questo quinto punto:
IL DANNO ALL’IMPRESA NELLE SUE VARIE TIPOLOGIE – LE PERDITE DA INTERRUZIONE
Interruzioni dell’attività produttiva
La prima cosa che si tende a pensare di fronte alla dicitura che ritroviamo nel titolo di questo paragrafo è una perdita di fatturato.
La realtà è un po’ più complicata: in una gestione d’impresa ci sono costi che dipendono strettamente dall’esecuzione delle attività necessarie per la produzione, ci sono costi che, in linea teorica, dovrebbero cessare al momento in cui la produzione è ferma, ma fra i primi e gli ultimi esistono un gran numero di situazioni in cui le cose assumono delle sfumature intermedie.
Poiché per calcolare il danno occorre detrarre dal fatturato perso le spese che si sospendono effettivamente è importante capire quando si sospendono e in che misura.
Possiamo suddividere la casistica in due macro-categorie:
- La prima macro-categoria riguarda le interruzioni provocate da cause esterne, come quando uno stato di calamità naturale o una condizione di contaminazione ambientale critica che induce le Autorità a chiudere l’area che comprende lo stabilimento all’accesso al pubblico. Quando l’interruzione di attività è dovuta a causa esterna la interruzione è certamente totale. In questi casi, la sospensione di determinati costi richiede del tempo e prima che si interrompano realmente, passano non meno di 15 giorni
- La seconda macro-categoria comprende tutti i casi in cui l’interruzione fosse stata provocata da un incidente di percorso che ha danneggiato alcuni elementi facenti parte dell’apparato produttivo. In questi casi, pur non essendo una ipotesi esclusa, è altamente improbabile che la distruzione riguardi l’intero apparato produttivo. Tuttavia l’interruzione totale dell’attività è meno rara del caso di distruzione dell’intero apparato produttivo, in quanto per provocare una interruzione totale dell’attività è sufficiente che si blocchi il macchinario che nel ciclo produttivo costituisce un collo di bottiglia, tenendo presente che di colli di bottiglia possono essercene più d’uno. Esistono cicli produttivi cosiddetti mono-linea, in cui ogni singolo passaggio è un collo di bottiglia. E non occorre nemmeno che scoppi un incendio, per bloccare il funzionamento di un macchinario, è sufficiente un guasto, magari di quelli che non hanno copertura assicurativa e che comporti tempi lunghi per l’approvvigionamento dei pezzi di ricambio. Si potrebbe anche avere una complicazione imprevista, laddove il pezzo di ricambio che è stato difficoltoso reperire ed ha richiesto tempi lunghi, non arrivi allo stabilimento, in quanto si danneggia seriamente in un incidente di trasporto e richiede di approvvigionarsi nuovamente del pezzo, e l’impresa, per non dover attendere un tempo intollerabile per la ripartenza della produzione, decida di cambiare impianto e poi, contrariamente alle previsioni, richiede più tempo del previsto.
La situazione dei costi abbattibili, cambia radicalmente se l’interruzione è parziale o totale e se è parziale, cambia sensibilmente in funzione di quanta parte della produzione è bloccata. Non ha nessun rapporto di proporzionalità con la percentuale dell’apparato produttivo si è danneggiata.
Fra le spese aziendali ve ne sono alcune che in caso di fermo di produzione si sospendono, ma non è assolutamente detto che si sospendono quale che sia la durata della interruzione. Rimane il fatto che le spese che effettivamente si sospendono andrebbero detratte dal fatturato perduto.
In questo senso, ogni impresa fa storia a sé e risulta molto difficile stabilire degli standard inerenti i temi scottanti della interruzione dell’attività industriale. Se facessimo degli esempi potremmo imbarcarci in una elencazione che non ha fine e che come accade con le ciliegie, una tirerebbe l’altra.
Dal momento dello stop alla produzione per almeno 5 o 10 giorni, tutti i costi che hanno una loro posta di bilancio sono perfettamente in piedi come se nulla fosse accaduto.
Tra la metà e la fine della seconda settimana, alcuni costi cominciano ad interrompersi e man mano che il tempo avanza senza che la produzione riprenda, ne vengono a cessare degli altri.
In prima approssimazione si dice che i costi dei consumi energetici si sospendono. Al di là del fatto che questo è uno dei tanti retaggi assicurativi, infiltratisi fra le fibre del delle cellule sotto corteccia cerebrale, questa affermazione è vera in parte. Perché la bolletta elettrica e quella del gas comprendono nei loro calcoli delle quote fisse che rimangono del tutto indifferenti all’interruzione della produzione.
Ma noi non dobbiamo scendere in una analisi così fine.
Per noi è sufficiente dire che ogni fermata di produzione, comporta un periodo di tolleranza, che va dai 15 gg ai 3 mesi, pur ammettendo l’esistenza di casi al di fuori di questo range, durante i quali l’attività commerciale continua imperterrita, come se nulla fosse accaduto.
Ma quanto abbiamo detto, non è il frutto di una caratteristica intrinseca degli stabilimenti industriali, bensì semplicemente dovuto al consumo delle riserve di prodotto finito. E come abbiamo avuto modo di accennare in precedenza, il consumo delle riserve di magazzino è a tutti gli effetti una perdita economica, che di fatto viene sostenuta per evitare l’interruzione dell’attività commerciale, né più né meno come una spesa di cassa può azzerare una perdita di valore patrimoniale, come nell’esempio che vi abbiamo mostrato alcuni giorni fa.
Se parliamo di una impresa con produzione stagionale, se quelle che potrebbero essere causa di interruzione di attività, capitassero in uno dei periodi di fermo, risulterebbero ininfluenti, mentre se dovessero irrompere nel corso dei periodi nei quali si concentra la produzione stagionale, la perdita potrebbe coprire anche l’intero fatturato annuo.
