Le cause di danno all’Impresa
Abbiamo visto, nell’articolo “IL DANNO RIDEFINITO NELL’OTTICA DELL’IMPRENDITORE (leggi Articolo n.1)”, che i pregiudizi ai conti dell’impresa possono derivare, a seconda dei casi da:
- danneggiamenti di beni strumentali (Articolo n.2)
- danneggiamenti di beni immobili (Articolo n. 3)
- danneggiamenti di merci (Articolo n. 4)
- danneggiamenti a merci in movimento (Articolo n.5)
- interruzioni dell’attività produttiva (Articolo n. 6)
- insorgenza di un obbligo risarcitorio per danni subìti da terzi dei quali rispondiamo per legge (Art. 7)
- mancato rispetto delle scadenze di pagamenti attesi da terzi (per lo più clienti) (Art. 8)
- cyber attacchi ed altre azioni di hackers al sistema informatico dell’impresa (Art. 9)
- errori, omissioni e altre gravi leggerezze commesse dal personale dipendente (Art. 10)
Analizziamo il quarto punto:
Le cause di danno all’Impresa – danneggiamento alle merci
Abbiamo visto negli articoli precedenti come si misura il danno subìto dall’impresa a seguito di danneggiamenti di beni durevoli, dedicando la prima parte ai beni strumentali e la seconda a i beni immobili.
La differenza sostanziale tra le merci e ogni altro elemento che concorre alla formazione del patrimonio netto societario
A differenza dei beni durevoli che sono sostanzialmente dei mezzi per esercitare l’attività produttiva, le merci incarnano lo scopo per il quale tutto ciò viene fatto.
Se vogliamo essere più precisi, questa prerogativa, non appartiene a tutte le merci, ma solo ai prodotti finiti, mentre si può dire che le materie prime e i prodotti in corso di lavorazione siano ancora a livello di strumenti.
La constatazione fatta porterebbe a pensare che i prodotti finiti siano il bene più prezioso per una impresa industriale e non solo.
Le merci possono trovarsi in situazioni stanziali, ma possono essere itineranti e chi abbia fatta una esperienza nell’attività assicurativa lo sa bene. il tema delle merci itineranti e troppo complesso per non dedicargli un articolo a parte.
Qui ci occuperemo delle merci presso lo stabilimento.
Le merci non si possono riparare
Contrariamente ai beni durevoli, per le merci che subiscono un danneggiamento non si presenta mai la scelta tra riparare e rimpiazzare, avendo il rimpiazzo quale unica soluzione, persino nel caso in cui le merci siano macchinari o componenti per macchinari, dal momento che sarebbe scorretto che una impresa costruttrice di macchinari mettesse in vendita dei macchinari danneggiati e riparati.
Per altre tipologie di merci sarebbe anche impossibile.
Identità contabile delle merci
A scanso di equivoci, va precisato che la merce è tutto ciò che l’impresa vende e commercializza, pertanto, non solo le merci possono benissimo essere dei macchinari, ma se si tratta di una agenzia immobiliare, le sue merci potranno anche essere dei beni immobiliari! Ma in quel caso l’equiparazione degli immobili a merci sarebbe solo terminologica, in quanto gli immobili presentano, anche nella loro qualità di merci, delle problematiche che si scostano non poco dalle merci classiche, quelle che si accatastano in magazzino.
La merce, in qualsiasi stato di lavorazione si trovi, ha una componente data dal valore del materiale e un valore aggiunto conferito loro dalle trasformazioni subite.
Contabilmente le merci sono parte del capitale circolante, e in quanto tale va trattato il loro danneggiamento.
Le basi per il calcolo del danno derivante da danneggiamento alle merci
Se si danneggia la materia prima, sorgono immediatamente diverse situazioni, non tutte fra loro contemporanee.
In primis il controvalore della merce inutilizzabile in quanto danneggiata costituisce, in un primo momento, il danno patrimoniale nella misura della riduzione del valore complessivo del patrimonio netto societario.
Quello appena descritto è, tuttavia, un danno di natura transitoria, perché non esaurisce la problematica. Anzi, il valore patrimoniale della merce resa inutilizzabile dall’evento dannoso, viene di fatto messo da parte per essere sostituito dalla spesa necessaria al momento dell’incidente, per re-integrare il magazzino falcidiato dall’incidente stesso e questo avviene a prescindere dal fatto che la spesa per il reintegro del magazzino sia minore, maggiore o uguale al valore patrimoniale perduto, secondo i conteggi preventivi.
Il costo del rifacimento delle merci danneggiate può risultare, per diversi ordini di ragioni, maggiore o minore del valore patrimoniale perduto nel primo impatto. Tuttavia questo confronto rimane fine a se stesso in quanto la merce danneggiata va rimpiazzata. Punto.
A tutto quanto sopra si aggiungono i danni economici da ritardata consegna, perdita di commessa o mancata vendita, in ragione della situazione esistente prima dell’incidente
In caso di distruzione completa del magazzino prodotti finiti, si verifica inevitabilmente una breve interruzione di attività.
Il magazzino di riserva del prodotto finito, indubbiamente garantisce un’autonomia nelle vendite in caso di interruzione di produzione, ma non è facile trovare un punto di equilibrio tra una autonomia sufficiente e una eccessiva immobilizzazione di capitali.
Il problema dell’immobilizzo riferito alle riserve di magazzino è controverso. Non è esatto definire immobilizzo una giacenza non eccessiva, che assolve alle esigenze di una disponibilità immediata di prodotti, mentre avrebbe più senso per quelle eccedenze che vanno oltre l’esigenza nell’immediato, e che non è dato di sapere se saranno mai utilizzate.
Da un lato, non è sempre facile valutare a priori dove si collochi il limite dell’utilità al di sopra del quale l’eccedenza è un po’ a rischio di inutilizzo, ma questo può dipendere anche da repentini cambiamenti non prevedibili nemmeno a breve termine.
Inoltre, non sempre può essere allestito il magazzino di riserva e non sempre ha senso farlo.
Per le imprese che lavorano su commessa, oppure anche una impresa che produca prodotti condizionati da mode non sarebbe una cosa fattibile. Anche per produzioni ancorchè non condizionate da mode, ma i cui prodotti vanno incontro ad una rapida obsolescenza, la riserva di magazzino può risultare un’arma a doppio taglio ed avere ripercussioni negative sul risultato di bilancio.
Valenza economica e patrimoniale delle merci
È difficile comprendere nell’immediato nelle merci il valore patrimoniale. Quello che è certo è che se, fissate due date non consecutive sul calendario, il valore delle merci giacenti nei depositi dell’impresa, fosse maggiore nella data posteriore e rispetto al valore registrato nella data anteriore, la differenza attiva di valore, contabilmente equivale ad una variazione di segno positivo sulla ricchezza corrente dell’impresa: produce sul risultato di bilancio gli stessi effetti di un ricavo.
Analogamente, qualora il valore complessivo delle merci giacenti presso lo stabilimento diminuisse nell’arco di un determinato periodo di tempo, la differenza negativa tra il prima e il dopo, equivarrebbe ad una variazione di segno negativo sulla ricchezza corrente dell’impresa: sul risultato di bilancio produce gli stessi effetti di una spesa.
Per la stessa ragione, il consumo delle riserve di magazzino per far fronte agli ordini che pervengono dalla clientela nel corso del periodo di interruzione dell’attività produttiva, è parificato ad una perdita supplementare rispetto al danno principale.
I fattori di variazione del valore delle merci
Un’altra variabile tipica delle merci è la fluttuazione del loro valore specifico nel tempo. Per maggior precisione quando parliamo di valore specifico intendiamo riferirci al valore al Kg o riferito ad altra misura unitaria di quantità.
Solitamente si parla di variazioni in aumento, ma possono essere prese in considerazione anche variazioni di valore di segno negativo e poiché tali variazioni possono avvenire anche in corso d’anno, il confronto fra giacenze relative a date che distano qualche mese l’una dall’altra, dovrà necessariamente tener conto delle fluttuazioni di valore.
Esistono varie tecniche contabili per registrare il valore delle merci in entrata e di quelle in uscita e ciascuna di tali tecniche di concretizza in un parametro di valutazione che solitamente ha una componente di arbitrarietà. Queste tecniche di valutazione sono note con acronimi tetragrammi, come LIFO, FIFO, ecc.
L’esperienza insegna che la perizia assicurativa sul danno alle merci glissa quasi sempre su questi criteri che invece esistono e sono stati creati per assegnare alle merci stoccate un valore convenzionale.
Il problema del rimpiazzo delle merci danneggiate
Il rimpiazzo delle merci danneggiate, visto che la riparazione è una ipotesi da escludere, comporta di doversene ri-approvvigionare.
Si possono presentarsi i seguenti casi:
- la merce è immediatamente reperibile: il danno si limita al valore delle merci danneggiate; in certi casi la spesa per ri-acquistare le merci può essere diversa, sia maggiore che minore, al prezzo di acquisto originale. Il danno reale sarebbe il maggiore fra i due
- la merce non è reperibile in tutto o in parte: al valore di acquisto delle merci danneggiate, vanno aggiunte le eventuali perdite da interruzione di attività che ne deriverebbero. Questo problema è ovviabile con delle adeguate riserve di prodotto finito. Il consumo di queste ultime comporta una riduzione del patrimonio netto societario, rilevabile sul risultato di bilancio e quindi qualificabile come danno addizionale, ma il danno di interruzione delle vendite così evitato avrebbe avuto ben altro peso, considerando le possibili conseguenze in termini di perdita di clientela.
