Le grandi anomalie del mondo assicurativo

809 1024 Clemente Fargion Consulting

Il settore delle assicurazioni è da sempre al centro di dinamiche complesse.
Col tempo, ci siamo abituati a certe anomalie del sistema, tanto da non vederle più.
Eppure, osservando con spirito critico, emergono storture che hanno avuto conseguenze concrete su imprese e assicurati.
In questo articolo affronto una delle più gravi: la gestione distorta dei premi assicurativi.

Assicurazioni: davvero si possono considerare “prodotti”?

Negli ultimi decenni si è diffusa l’idea che i contratti assicurativi siano “prodotti” da vendere su un mercato.
Ma siamo sicuri che questa definizione sia corretta?
Se chiedete a un cliente medio cos’è l’assicurazione, probabilmente risponderà che è “quella cosa che serve per farsi pagare i danni”.
Spesso, con lo stesso termine, si indicano indifferentemente:

  • la compagnia assicurativa,
  • il contratto di polizza,
  • o persino l’agente che lo propone.

Eppure, il Codice Civile è chiaro:
L’assicurazione è un contratto con cui l’Assicuratore, dietro pagamento di un premio, si obbliga a risarcire l’Assicurato entro i limiti convenuti. (Art. 1882 c.c.)
Definirlo “prodotto” è quindi un primo grande errore.

Premi assicurativi: non sono prezzi

La seconda distorsione riguarda i premi di polizza.
Trattati per anni come “prezzi” di mercato da mettere in concorrenza, i premi in realtà sono tutt’altro:

  • rappresentano il contributo di ciascun assicurato alla cassa comune,
  • servono a garantire la sostenibilità del fondo sinistri,
  • dovrebbero essere proporzionati alla probabilità del rischio.

Gli sconti ripetuti e indiscriminati applicati negli ultimi decenni hanno però minato questo equilibrio, impoverendo progressivamente il fondo destinato ai risarcimenti.

Il ruolo dei brokers e le conseguenze per le imprese

Le pressioni esercitate dai grandi brokers internazionali hanno aggravato il problema:

  • da un lato hanno ottenuto sconti sempre più spinti,
  • dall’altro hanno aumentato i loro margini e provvigioni.

Le compagnie, a corto di risorse, hanno reagito irrigidendo le esclusioni e le limitazioni delle polizze, riducendo così la qualità delle coperture.
Il risultato? A rimetterci sono stati soprattutto i clienti finali, ovvero le imprese assicurate.

Eventi catastrofali: un campanello d’allarme

Tra il 2021 e il 2022, l’Italia ha registrato eventi atmosferici estremi: grandinate con chicchi di 6-7 cm di diametro, piogge torrenziali e venti simili a uragani.
Le compagnie hanno aperto oltre 150.000 pratiche di sinistro in pochi mesi.
Questa emergenza ha mostrato tutta la fragilità del sistema: premi sottostimati, fondi sinistri insufficienti e contratti indeboliti da clausole restrittive.

Un problema strutturale ancora irrisolto

Nonostante tutto, il settore assicurativo continua a perpetuare gli stessi errori:

  • chiamare “prodotti” i contratti,
  • trattare i premi come prezzi di mercato,
  • alimentare il malcostume dello sconto facile.

Queste pratiche hanno compromesso la sostenibilità delle compagnie e, di riflesso, la sicurezza delle imprese che cercano nell’assicurazione uno strumento di tutela e continuità.

Conclusione: cosa serve alle imprese

Per gli imprenditori e i manager, il messaggio è chiaro:

  • non basta confrontare i premi come fossero prezzi,
  • è fondamentale valutare la qualità contrattuale delle polizze,
  • bisogna integrare l’assicurazione in una più ampia strategia di risk management aziendale.

Solo così si può trasformare l’assicurazione da costo subìto a vero strumento di protezione e resilienza per il futuro del business.