Siamo abituati a ricevere (se siamo utenti delle assicurazioni) o a proporre (se ne siamo i distributori) dei contratti formulati per coprire i danni identificati in categorie che rappresentano degli insiemi isolati, quasi sempre non comunicanti tra loro. Questa è una delle ragioni per le quali siamo abituati a chiamare questi contratti specifici “prodotti”.
Ma quando l’utente è una impresa PMI, ci troviamo di fronte ad un sistema complesso multifunzionale, nel quale esistono intricate interdipendenze. (potremmo generalizzare il ragionamento a qualsiasi impresa, ma visto che Clemente Fargion Consulting dedica la propria consulenza alle PMI, rimaniamo in questo ambito).
Questa proprietà fa sì che non di rado un danno non si presenta isolato, ma può generare delle conseguenze di natura diversa, ma sempre fonte di ulteriore danno, il quale a sua volta può generare i presupposti per un terzo danno ancora diverso. Prende vita quella che Clemente Fargion Consulting definisce catena consequenziale. Il risultato finale di questa reazione a catena incontrollata può essere, anzi spesso lo è, un dissesto finanziario generalizzato.
Non occorre che spieghi al pubblico che legge questo articolo, che la sequenza di danni concatenati travalica quasi certamente i confini della operatività assicurativa, relegando l’eventuale indennizzo percepito magari a fronte solo del primo danno della catena, ad un ruolo marginale nell’ambito del disastro economico, patrimoniale e finanziario che si è generato.
Basti pensare che uno degli elementi che spesso sono presenti in questa catena di danni, è la perdita di una parte più o meno consistente della clientela. È noto che questa situazione di danno economico che può essere anche molto rilevante, induce l’assicuratore a respingere ogni accampata richiesta di copertura per questo tipo di perdita, bollandola di Rischio d’Impresa.
La classe assicuratrice definisce rischio d’impresa tutto ciò che in comune con il vero rischio di business ha l’esito sfavorevole in misura di quota di controllo del mercato, anche quando la causa scatenante non ha nulla a che spartire con la scommessa imprenditoriale.
Il risultato pratico di tutto ciò è che nonostante le catene consequenziali siano più la norma che l’eccezione, la tutela assicurativa si dimostra largamente insufficiente a proteggere l’impresa dal dissesto economico e finanziario.
Offriamo una consulenza qualificata per proteggere l’impresa dal dissesto finanziario e lo facciamo attraverso una analisi meticolosa dei processi industriali e societari, per far emergere le fonti di danno, dopo aver chiarito che per danno non intende il danneggiamento come è d’abitudine inteso nel mondo assicurativo, ma la perdita economica o patrimoniale da qualunque causa provocata, che sia un evento imprevisto, assicurabile o no, una disattenzione, una omissione di adempimento, un difetto di organizzazione o di comunicazione, o l’applicazione di una norma di legge o di contratto che sia sanzionatoria o risarcitoria.
Dopo aver snidato le fonti non sempre evidenti di danno o di propagazione del danno lungo la catena consequenziale, indichiamo i presidi fisici e procedurali che abbiano le funzioni di antidoto.
Per difendere efficacemente l’impresa dal dissesto finanziario occorre conoscere bene i processi societari per capire dove si possano annidare le fonti e le cause che possono portare al dissesto.
Chiamiamo genericamente dissesto finanziario quella situazione di crisi generalizzata che fa mancare la liquidità per coprire il debito a breve termine.
Dal dissesto finanziario si può uscire indenni, se si tratta di una crisi occasionale, ma per farlo è indispensabile trovare una fonte finanziatrice che apporti quella liquidità necessaria a superare la crisi. Ma se le cause della crisi fossero strutturali, la crisi stessa riemerge poco dopo averci messo una pezza, come si dice in slang popolare.
Per combattere le cause della crisi, occorre essere consapevoli delle dinamiche che la determinano. Normalmente sono situazioni che non nascono all’improvviso, tranne quei rari casi che ci si trovi costretti a rifondere dei danni milionari a terzi, laddove la legge ce ne addebita la responsabilità, e le modalità con le quali si è concretizzato l’illecito fanno sì che una eventuale assicurazione della responsabilità civile non intervenga, o semplicemente perché per una serie di concomitanze, la copertura assicurativa non fosse stata operante al momento in cui si è consumato il pregiudizio.
Quando non ricorre un caso non assicurato di responsabilità civile, a prescindere che la nostra impresa sia la parte attrice o il convenuto, una situazione di crisi non capita all’improvviso, ma è sempre il risultato finale di una sequenza di situazioni sfavorevoli susseguitesi come in un effetto domino.
In quei casi dobbiamo essere in grado di prevedere in anticipo quali possano essere i passaggi della procedura della crisi, attraverso i quali gli effetti deleteri di uno stadio anteriore vengono veicolati allo stadio successivo e, laddove possibile inserire dei presidi che abbiano l’efficacia di contro-misure adeguate al caso.
